A volte, portato dalla desolazione e dal poco o nulla che ti viene propinato per un pò di tempo, sei anche portato a fare strani paragoni, roba forzata che in fondo sai non essere poi così veritiera, ma dettata dal nulla intorno. E così, magari, ti viene da paragonare un Button, che con un missile sotto al culo vince 6 gare su 7, a gente come Jim Clark o Michael Schumacher. Che magari il tempo ci dirà che poi non è sbagliato, ma nel frattempo ne dovrà passare di acqua sotto i ponti per confronti con quella gente lì. Poi arrivi a un caldo pomeriggio di giugno, una gara di moto, l'idolo di casa contro la stella della categoria incavolato a morte perchè si è visto scippare due settimane prima il gran premio di casa sotto al naso. E vedi una gara stupenda ed emozionante. Ma come potevamo essere tante altre, due piloti incollati, sorpassi e contro sorpassi. Tutto nella "norma". Poi succede quello che non ti aspetti, quello che il buon senso e le leggi della fisica non contemplano. La classica manovra stile "Playstation", che magari a casa sul divano è riuscita a tanti, solo che stavolta è fatta davvero, per di più all'ultima curva dell'ultimo giro. Contro l'idolo di casa in piena ascesa agonistica. Un qualcosa che le parole fanno fatica a descrivere, a commentare. Un qualcosa di assolutamente unico, e forse anche irripetibile. Una dimostrazione di forza e superiorità, mentale e di talento più che tecnica o agonistica. Una roba da Campione per intenderci, di quelli veri. Di quelli che il tempo migliora e non consuma, di quelli che trovano sempre il modo di fregarti o stupirti, a seconda che tu sia un avversario o un "semplice" ma fortunatissimo spettatore. Una roba alla Jim Clark o Michael Schumacher per capirci. E stavolta senza il beneficio del dubbio. Sapendo di aver assistito a un'artista del manubrio all'opera, a un capolavoro. E scusate se è poco.
E ora ammirate "l'opera"
lunedì 15 giugno 2009
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